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Etichettatura tessili e calzature: composizione, materiali e conformità

    Home Normativa Moda & Compliance Etichettatura Tessile, Calzature e Imballaggi Etichettatura tessili e calzature: composizione, materiali e conformità
    Gazzetta Ufficiale

    Etichettatura tessili e calzature: composizione, materiali e conformità

    By Fabrizio Fava | Etichettatura Tessile, Calzature e Imballaggi, Normativa Moda & Compliance | Comments are Closed | 24 Ottobre, 2019 | 0

    Aggiornato al 25 maggio 2026. Etichettatura tessili e calzature significa fornire al consumatore informazioni corrette sulla composizione fibrosa dei prodotti tessili e sui materiali principali utilizzati nelle calzature. Non è un dettaglio grafico: è una parte della conformità del prodotto moda.

    Un’etichetta errata può generare contestazioni, controlli, sanzioni, problemi commerciali e perdita di fiducia. Per questo, prima di stampare cartellini, etichette, packaging o schede prodotto, bisogna verificare che le informazioni siano coerenti con materiali reali, documentazione tecnica e normative applicabili.

    Perché l’etichettatura è importante nel settore moda

    Nel settore moda, l’etichetta è spesso vista come l’ultimo passaggio prima della vendita. In realtà dovrebbe essere controllata molto prima, già durante sviluppo prodotto, acquisto materiali, produzione e controllo qualità.

    L’etichettatura è importante perché:

    • informa il consumatore;
    • riduce il rischio di comunicazioni ingannevoli;
    • collega prodotto reale e documentazione tecnica;
    • aiuta a dimostrare la conformità;
    • può essere oggetto di controlli da parte delle autorità;
    • incide su reclami, resi, contestazioni e responsabilità del prodotto.

    Una composizione dichiarata male, un materiale indicato in modo scorretto o un’etichetta non coerente con il prodotto reale non sono piccole imperfezioni. Sono segnali di un controllo documentale e tecnico insufficiente.

    Etichettatura dei prodotti tessili

    Per i prodotti tessili, il riferimento centrale nel mercato europeo è il Regolamento (UE) n. 1007/2011, relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili.

    In pratica, l’etichetta deve indicare la composizione fibrosa utilizzando denominazioni corrette e ammesse. Non basta usare nomi commerciali, descrizioni di fantasia o formule generiche se non corrispondono alle denominazioni previste.

    La composizione tessile deve essere:

    • veritiera;
    • leggibile;
    • coerente con il prodotto reale;
    • formulata con denominazioni corrette;
    • supportata da documentazione e, quando necessario, da prove;
    • presente nei documenti commerciali quando richiesto lungo la filiera.

    Che cosa indicare nella composizione tessile

    La composizione deve indicare le fibre presenti nel prodotto e le relative percentuali secondo le regole applicabili. La scelta delle parole è importante: alcune denominazioni sono ammesse, altre no.

    Gli errori frequenti sono:

    • usare un nome commerciale al posto della denominazione della fibra;
    • confondere fibra naturale, artificiale e sintetica;
    • indicare percentuali non coerenti con il prodotto reale;
    • omettere una fibra presente;
    • usare descrizioni vaghe come “tessuto tecnico” o “fibra naturale” senza composizione corretta;
    • non aggiornare l’etichetta dopo modifiche di materiale o fornitore;
    • riportare in e-commerce informazioni diverse dall’etichetta fisica.

    Quando ci sono dubbi sulla composizione, può essere necessario eseguire analisi di laboratorio per verificare la fibra o la miscela fibrosa.

    Etichetta, scheda tecnica e documenti commerciali

    L’etichetta non deve essere isolata dal resto della documentazione. Deve essere coerente con scheda tecnica, distinta materiali, documenti del fornitore, schede prodotto, cataloghi, e-commerce e documenti commerciali.

    Un sistema corretto dovrebbe collegare:

    • campione approvato;
    • scheda tecnica;
    • dichiarazione del fornitore;
    • eventuali rapporti di prova;
    • etichetta cucita o applicata;
    • cartellino;
    • scheda e-commerce;
    • fatture e documenti di vendita;
    • eventuale documentazione doganale o di importazione.

    Se questi documenti raccontano cose diverse, il rischio di non conformità aumenta.

    Etichettatura delle calzature

    Per le calzature, il riferimento europeo è la Direttiva 94/11/CE, recepita in Italia dal D.M. 11 aprile 1996. La disciplina riguarda l’indicazione dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore.

    L’etichetta delle calzature deve informare sui materiali delle parti principali:

    • tomaia;
    • rivestimento della tomaia e suola interna;
    • suola esterna.

    Le informazioni possono essere rese tramite simboli o indicazioni testuali, purché siano comprensibili, visibili e correttamente applicate al prodotto.

    Materiali da indicare nelle calzature

    Nelle calzature si devono indicare i materiali principali utilizzati nelle componenti rilevanti. I materiali possono essere rappresentati con pittogrammi o descrizioni testuali.

    Le categorie normalmente considerate sono:

    • cuoio o pelle;
    • cuoio rivestito;
    • tessili;
    • altri materiali.

    Il problema più frequente non è solo l’assenza di etichetta, ma l’etichetta non coerente con il prodotto: una tomaia dichiarata in un modo, una fodera in un altro, materiali misti non gestiti correttamente o simboli usati senza verifica tecnica.

    La soglia dell’80% nelle calzature

    Per l’etichettatura delle calzature, il materiale indicato deve rappresentare almeno l’80% della superficie della tomaia, del rivestimento della tomaia e suola interna, e almeno l’80% del volume della suola esterna.

    Se nessun materiale raggiunge questa soglia, l’etichetta deve riportare i due materiali principali della componente interessata.

    Questa regola è molto importante nei prodotti multimateriale, sempre più frequenti nella moda: sneakers, sandali, calzature ibride, tomaie con inserti, materiali accoppiati, rivestimenti e componenti tecnici.

    Differenza tra etichetta tessile e etichetta calzature

    Etichetta tessile ed etichetta calzature non seguono la stessa logica.

    Nel tessile il punto centrale è la composizione fibrosa del prodotto tessile. Nelle calzature, invece, il focus è sui materiali delle principali componenti: tomaia, rivestimento/suola interna e suola esterna.

    Confondere i due sistemi porta a errori. Una scarpa con tomaia tessile non si etichetta come un capo di abbigliamento; un capo con inserti o accessori non segue automaticamente la logica delle calzature. Bisogna sempre partire dalla categoria di prodotto e dalla norma applicabile.

    Etichettatura e istruzioni di manutenzione

    Le istruzioni di manutenzione sono molto importanti nella pratica, ma non vanno confuse con la composizione fibrosa disciplinata dal Regolamento (UE) n. 1007/2011.

    Per i prodotti tessili, la normativa europea sulla composizione fibrosa non introduce di per sé obblighi su taglia, paese di origine o istruzioni di cura. Tuttavia queste informazioni possono essere richieste da altre normative, dal mercato, da standard volontari, da capitolati, da contratti o da esigenze di tutela del consumatore.

    Dal punto di vista operativo, è comunque prudente che le istruzioni di manutenzione siano coerenti con:

    • fibre presenti;
    • tintura;
    • stampa;
    • finissaggi;
    • accessori;
    • prove di lavaggio o uso;
    • destinazione del prodotto.

    Un’istruzione di manutenzione sbagliata può generare restringimenti, scolorimenti, macchie, deformazioni, distacchi e contestazioni.

    Etichettatura, e-commerce e comunicazione commerciale

    Oggi l’etichettatura non vive solo sul prodotto fisico. Molte informazioni vengono mostrate anche online, in cataloghi, marketplace, schede prodotto, landing page e materiali commerciali.

    La comunicazione digitale deve essere coerente con il prodotto reale. Alcuni errori frequenti sono:

    • scheda e-commerce diversa dall’etichetta fisica;
    • descrizioni come “vera pelle” non supportate da materiale reale;
    • uso improprio di termini come “cotone”, “lana”, “seta”, “pelle” o “cuoio”;
    • claim ambientali generici o non dimostrabili;
    • mancato aggiornamento della scheda dopo cambio fornitore;
    • informazioni diverse tra catalogo, packaging ed etichetta.

    Se il prodotto è venduto online, la coerenza informativa diventa ancora più importante, perché l’utente decide prima di vedere fisicamente il prodotto.

    Etichettatura, REACH e sostanze soggette a restrizione

    L’etichetta di composizione non esaurisce la conformità del prodotto moda. Tessili, calzature e accessori possono contenere coloranti, finissaggi, metalli, adesivi, rivestimenti, plastiche, pellami o materiali sintetici soggetti a restrizioni chimiche.

    Tra i temi più ricorrenti ci sono:

    • coloranti azoici vietati in determinati materiali;
    • cromo VI negli articoli in pelle;
    • nichel in accessori metallici a contatto con la pelle;
    • ftalati in plastiche o componenti flessibili;
    • altre sostanze soggette a restrizione nell’allegato XVII REACH.

    Per questo l’etichettatura va inserita in un sistema più ampio: scelta dei materiali, qualifica dei fornitori, dichiarazioni aggiornate, capitolati, prove mirate e controllo documentale.

    Etichettatura e sicurezza generale del prodotto

    Il Regolamento (UE) 2023/988 sulla sicurezza generale dei prodotti rafforza il quadro europeo per i prodotti destinati ai consumatori. Anche se l’etichettatura tessile e calzature ha regole specifiche, la sicurezza generale del prodotto resta un tema da considerare.

    Le informazioni al consumatore possono incidere sulla sicurezza quando riguardano:

    • uso corretto del prodotto;
    • avvertenze necessarie;
    • componenti o accessori che possono creare rischio;
    • prodotti per bambini;
    • tracciabilità del prodotto;
    • identificazione dell’operatore economico;
    • gestione di reclami, richiami o prodotti non sicuri.

    L’etichetta non deve quindi essere trattata come un elemento puramente grafico. È parte del sistema informativo e di responsabilità del prodotto.

    Sanzioni e controlli

    In Italia il D.Lgs. 15 novembre 2017, n. 190 disciplina le sanzioni per violazioni relative all’etichettatura dei materiali delle calzature e all’etichettatura/contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili.

    Il punto operativo è semplice: l’etichettatura deve essere controllata prima della vendita, non dopo una contestazione o un controllo dell’autorità.

    Le criticità più frequenti sono:

    • mancanza dell’etichetta;
    • composizione tessile errata;
    • uso di denominazioni non ammesse;
    • simboli calzature non coerenti;
    • etichette non leggibili o non accessibili;
    • informazioni non in lingua italiana quando richiesto;
    • documentazione del fornitore insufficiente;
    • difformità tra prodotto reale e dichiarazioni commerciali.

    Come controllare un’etichetta prima della vendita

    Un controllo pratico dovrebbe seguire una sequenza semplice.

    • Identificare la categoria del prodotto: tessile, calzatura, accessorio, prodotto misto.
    • Verificare materiali e componenti reali.
    • Confrontare etichetta, scheda tecnica e documenti del fornitore.
    • Controllare denominazioni delle fibre o simboli dei materiali.
    • Verificare percentuali e soglie applicabili.
    • Controllare lingua, leggibilità, posizione e permanenza dell’etichetta.
    • Verificare coerenza con e-commerce, catalogo e packaging.
    • Valutare se servono prove di laboratorio o dichiarazioni aggiuntive.
    • Archiviare documenti, verifiche e versioni approvate.

    La regola è semplice: se non puoi dimostrare perché hai scritto quella composizione o quel materiale, l’etichetta è fragile.

    Errori da evitare

    Gli errori più comuni sono:

    • copiare l’etichetta da un prodotto simile;
    • fidarsi solo del nome commerciale del materiale;
    • non aggiornare l’etichetta dopo una sostituzione di fornitore;
    • confondere tessile e calzatura;
    • usare simboli calzature in modo automatico;
    • dichiarare “pelle” o “cuoio” senza verifica del materiale;
    • usare claim ambientali non supportati;
    • non conservare documentazione tecnica e dichiarazioni del fornitore;
    • trattare etichetta fisica, packaging ed e-commerce come canali separati.

    La prevenzione costa meno della correzione. Un’etichetta sbagliata può costringere a rilavorare merce, bloccare vendite, correggere schede prodotto, gestire reclami o affrontare sanzioni.

    Quando serve una verifica tecnica sull’etichettatura

    Una verifica tecnica può essere utile quando:

    • il prodotto ha materiali misti o complessi;
    • le dichiarazioni del fornitore non sono chiare;
    • la composizione è dubbia;
    • ci sono più componenti tessili o calzaturiere;
    • l’e-commerce riporta informazioni diverse dall’etichetta;
    • il prodotto è destinato a mercati diversi;
    • è emersa una contestazione o un controllo;
    • serve una prova di laboratorio sulla composizione o su sostanze soggette a restrizione.

    In questi casi è utile collegare controllo documentale, verifica del prodotto, analisi dei materiali e, se necessario, prove tecniche.

    In sintesi

    L’etichettatura tessili e calzature non è un passaggio secondario. È parte della conformità del prodotto e deve essere coerente con materiali reali, documentazione, normativa applicabile e comunicazione commerciale.

    Per i tessili, il punto centrale è la composizione fibrosa. Per le calzature, il punto centrale sono i materiali delle principali componenti: tomaia, rivestimento/suola interna e suola esterna. In entrambi i casi, il controllo deve essere tecnico, documentale e preventivo.

    Hai bisogno di verificare etichette tessili o calzature?

    Se devi controllare composizione, materiali, etichette, schede prodotto, documentazione fornitori o conformità di prodotti moda, puoi partire dal servizio di Assicurazione e Controllo Qualità.

    Se invece è già nata una contestazione o serve una valutazione tecnica documentata, può essere utile una Consulenza Peritale.

    Contattami per capire quale verifica è più adatta al tuo caso.

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    • Le fibre tessili — per collegare composizione, denominazioni e comportamento dei materiali.
    • Requisiti tecnici tessile e abbigliamento — per leggere etichettatura, prove e conformità dentro il sistema prodotto.
    • Requisiti tecnici scarpe e calzature — utile per collegare materiali, componenti e etichetta calzature.
    • Cos’è la qualità nella moda? — per distinguere qualità percepita, conformità e qualità di processo.
    • Esempi di perizie tecniche — per casi di difetti, danni e contestazioni su prodotti moda.

    Fonti ufficiali e tecniche

    • Regolamento (UE) n. 1007/2011 — denominazioni delle fibre tessili ed etichettatura della composizione fibrosa dei prodotti tessili.
    • MIMIT — Tessile e abbigliamento — informazioni sulla disciplina nazionale ed europea per il settore tessile.
    • Direttiva 94/11/CE — etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature.
    • D.M. 11 aprile 1996 — recepimento italiano della Direttiva 94/11/CE sull’etichettatura delle calzature.
    • D.Lgs. 15 novembre 2017, n. 190 — disciplina sanzionatoria per violazioni su etichettatura tessili e calzature.
    • Regolamento (UE) 2023/988 — sicurezza generale dei prodotti.
    • ECHA — Substances restricted under REACH — banca dati delle sostanze soggette a restrizione nell’allegato XVII REACH.

    FAQ

    Che cosa deve indicare l’etichetta tessile?

    Deve indicare la composizione fibrosa del prodotto utilizzando denominazioni corrette delle fibre tessili e percentuali coerenti con il prodotto reale.

    Che cosa deve indicare l’etichetta delle calzature?

    Deve indicare i materiali delle principali componenti della calzatura: tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna.

    Le istruzioni di lavaggio sono obbligatorie nel Regolamento UE 1007/2011?

    Il Regolamento UE 1007/2011 riguarda la composizione fibrosa e le denominazioni delle fibre tessili. Le istruzioni di manutenzione possono però essere richieste da altre normative, standard, capitolati o esigenze di corretta informazione al consumatore.

    Quando serve un’analisi di laboratorio sulla composizione?

    Serve quando la composizione dichiarata è dubbia, quando il fornitore non fornisce documentazione sufficiente o quando una contestazione richiede una verifica tecnica indipendente.

    Un errore di etichetta può generare sanzioni?

    Sì. In Italia il D.Lgs. 190/2017 disciplina le sanzioni per violazioni relative all’etichettatura dei materiali delle calzature e alla composizione fibrosa dei prodotti tessili.

    L’etichettatura basta per dimostrare la conformità del prodotto?

    No. L’etichetta è una parte della conformità, ma deve essere supportata da documentazione tecnica, materiali coerenti, dichiarazioni del fornitore e, quando necessario, prove o verifiche.

    calzature, conformità, etichettatura, etichettatura tessile, tessile

    Fabrizio Fava

    Fabrizio Fava è stilista e designer esperto nella costruzione del brand, nello sviluppo dell’identità aziendale e nella creazione e gestione dell’immagine del prodotto, con una conoscenza trasversale del sistema moda. Riconosciuto come Tecnico Esperto dalla Camera di Commercio di Macerata, è iscritto al Tribunale come CTU e alla Procura della Repubblica di Macerata come Perito. Svolge consulenza tecnica e tecnico-legale nei settori tessile, abbigliamento, maglieria, calzature, pelletteria, accessori moda, comunicazione pubblicitaria e proprietà industriale, con particolare attenzione alla tutela del prodotto e al contrasto della contraffazione. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate e diretto a Milano una rivista specializzata di settore.

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