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Verifica tecnica autenticità prodotto moda: dettagli, etichette e materiali

Verifica autenticità prodotti moda

By Fabrizio Fava | Certificazioni & Qualità Tessile | 0 comment | 22 Gennaio, 2026 | 0

Verifica autenticità prodotti moda

non un’opinione ma un processo di controllo

Nel fashion la contraffazione (e più in generale la non conformità) è un rischio operativo che impatta margini, customer experience, resi, reputazione e — nei casi peggiori — anche sicurezza e sostenibilità. Una verifica autenticità prodotti moda è essenziale. In un report dedicato al fenomeno, UIBM evidenzia che un prodotto falso è probabilmente anche non sicuro e può avere impatti su sostenibilità e salute del consumatore.

Il punto, per un brand, non è “avere un sospetto”. Il punto è disporre di un processo di verifica che trasformi un’anomalia in evidenza tecnica: dati comparabili, fotografie standard, misurazioni replicabili, tracciabilità dei campioni e un report che consenta decisioni rapide (bloccare un canale, gestire un fornitore, aggiornare controlli QC, attivare test di laboratorio, preparare un dossier per il legale).

Perché la verifica tecnica funziona meglio del “colpo d’occhio”

Il falso di qualità non si tradisce quasi mai sul logo. Si tradisce sulla coerenza di sistema attraverso materiali, costruzione, componentistica, etichette, packaging e ripetibilità produttiva. Un controllo efficace non cerca “l’errore singolo”, ma una combinazione di indicatori che, messi insieme, rendono la valutazione robusta e difendibile.

In ottica di compliance/quality, questa distinzione è fondamentale. Un brand non può basare azioni (interne o verso la filiera) su impressioni, ma serve un metodo che riduca variabilità, aumenti la confrontabilità e produca un linguaggio tecnico condivisibile tra Quality, Operations, Procurement, Retail e Legal.

Questa impostazione è coerente con un approccio di controllo efficace a supporto di garanzia per la filiera di produzione, ma anche in ambito tecnico-forense attraverso relazioni tecniche difendibili in sede giudiziaria.

Il metodo e le 5 fasi operative, orientate a decisione e tracciabilità

Il nostro studio si occupa da anni di questo servizi per numerosi brand moda apportando sicurezza e credibilità verso i consumatori finali. Questo è l’approccio che applichiamo come Studio di consulenza tecnica e forense per lo sviluppo industriale moda, orientata a qualità e conformità, con deliverable progettati per “reggere” anche quando il tema diventa sensibile.

1) Scoping e obiettivo decisionale

Si parte dalla domanda di business: stiamo gestendo un rischio di autenticità (prodotto sospetto sul mercato) o un rischio di qualità/conformità (difetti, resi, deviazioni da capitolato)? Questa fase definisce cosa misurare, quanto campionare e che livello di dettaglio serve nel report.

2) Definizione dei reference e dei criteri di confronto

Ogni verifica seria ha bisogno di un riferimento: campioni originali certi, schede tecniche, standard interni del brand, indicatori noti (etichette, seriali, packaging). Qui si fissano anche i criteri minimi di confronto (dimensioni chiave, dettagli costruttivi, elementi critici per categoria prodotto).

3) Campionamento e repertazione standardizzata

Quando si acquisiscono campioni (o si valutano campioni già disponibili in azienda), si imposta una repertazione “da QC evoluto”: codifica univoca, foto standard (stesse viste, stessi dettagli), conservazione di cartellini e packaging, note di contesto e conservazione controllata. Il vantaggio è semplice: rendere il campione “parlante” e impedire che, a distanza di tempo, la discussione si trasformi in interpretazione.

4) Analisi tecnica e tavole comparative

Qui si entra nel merito con un confronto strutturato su:

  • costruzione (cuciture, incollaggi, rinforzi, simmetrie)

  • materiali e finissaggi (mano, densità, trattamenti, qualità di finitura)

  • componentistica (zip, cursori, rivetti, fibbie, minuterie)

  • etichette e marcature (coerenze tra codici, taglia, composizione, qualità di stampa e posizionamento)

  • packaging e dotazione (coerenza con linea/periodo/standard del brand)

5) Esito, livello di confidenza e raccomandazioni operative

Il report non “sentenzia” per gusto: classifica e motiva. Tipicamente l’esito è:

  • compatibile con l’originale

  • incompatibile con l’originale

  • non determinabile (quando mancano reference o dati: conclusione seria, utile a decidere i prossimi step)

Qui si chiude il cerchio “corporate”, ma oltre alla valutazione, si danno raccomandazioni operative (es. rafforzare controlli su una categoria, aggiornare checklist retail, attivare test mirati, gestire una deviazione di fornitura).

Servizi “analoghi” per brand: pacchetti operativi, non teoria

I controlli non sono mai eccessivi ma essenziali e spesso devono essere personalizzati in funzione delle proprie aspettative. Si applicano pertanto servizi che seguono una base standard ma elaborata verso le mission dell’azienda. Di seguito i servizi sono descritti con una logica da Quality/Compliance: input → attività → output → decisione. Sono modulabili e attivabili anche in modo progressivo.

A) Market surveillance tecnico + verifica autenticità su campioni

Quando serve: prodotti sospetti in retail/outlet/canali non presidiati; incoerenze su packaging/etichette/dettagli.
Cosa produce: report tecnico tracciabile con evidenze (foto, misure, indicatori) e raccomandazioni per decisioni rapide.
Perché piace ai brand: riduce il tempo tra “segnalazione” e “azione”, evitando escalation interne basate su opinioni.

B) Analisi forense difetti e resi: root cause e CAPA

Quando serve: resi in aumento, difettosità ricorrente, contestazioni su qualità.
Cosa produce: diagnosi tecnica della causa (materiale/processo/progettazione/uso prevedibile) + priorità correttive.
Perché è compliance-friendly: sposta la gestione da “tamponamento” a miglioramento controllato, riducendo rischio di recidiva.

C) Audit tecnico su capitolati e prodotto consegnato

Quando serve: sospetta deviazione da capitolato, sostituzione componenti, tolleranze non rispettate, finissaggi semplificati.
Cosa produce: verbale tecnico di scostamento, evidenze, impatti e priorità; base solida per azioni verso la filiera.
Coerenza con la tua offerta: il tuo sito presenta servizi mirati a collezioni di qualità e conformi alle normative.

D) Conformità etichettatura e claims: riduzione rischio contestazioni

Quando serve: etichette incoerenti, claim “sensibili” (eco/performance/origine) non allineati alla realtà tecnica.
Cosa produce: matrice rischio/non conformità + proposte di correzione tecnica (chiarezza, coerenza, difendibilità).

E) Gestione test e analisi di laboratorio: piano prove e interpretazione

Quando serve: la verifica richiede un dato scientifico (composizione, performance, requisiti chimici, ecc.).
Cosa produce: piano prove “mirato” (non test inutili), campionamento, gestione con laboratori accreditati e traduzione dei risultati in decisioni operative. Il tuo servizio “Analisi di Laboratorio” dichiara esplicitamente raccolta campioni, definizione parametri critici, coordinamento prove e collaborazione con laboratori accreditati ACCREDIA.

F) Manuale operativo e training per rete retail

Quando serve: il negozio è la prima linea, ma non può diventare un laboratorio.
Cosa produce: checklist rapida “red flags” per categoria prodotto + formazione pratica (cosa controllare in 30–60 secondi e quando scalare internamente).

Output e standard di consegna: cosa riceve un Quality/Compliance Manager

Per evitare report “belli ma inutili”, i deliverable vengono strutturati per essere:

  • tracciabili (codifica campioni, allegati, repertazione fotografica)

  • comparabili (standard di foto/misure ripetibili)

  • azionabili (raccomandazioni operative e next step chiari)

  • condivisibili (linguaggio tecnico adatto a funzioni diverse)

Domande frequenti

Serve avere già la certezza che sia falso?

No. Il servizio nasce per trasformare un sospetto ragionevole in una valutazione tecnica documentata.

Quanti campioni servono?

Meglio pochi campioni ben repertati e confrontabili, che molti campioni senza metodo. Il numero dipende dalla categoria e dalla variabilità (taglie/varianti/linee).

Il report è utile solo internamente?

Dipende dallo scopo, ma l’impostazione è orientata a un output “difendibile”: evidenze, allegati e criteri di lettura chiari.

Contattaci per attivare una prima valutazione

Per una prima valutazione rapida, è sufficiente inviare:

  • categoria prodotto e linea

  • canale (retail / e-commerce / filiera / magazzino)

  • descrizione sintetica dell’anomalia (etichette, materiali, difetto, packaging)

  • disponibilità di un campione originale certo (se presente)

Contattaci per una consulenza operativa nell’AREA ASSICURAZIONE E CONTROLLO QUALITA’ .


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Fabrizio Fava

Fabrizio Fava è uno stilista designer esperto nella costruzione del brand, nella creazione e gestione dell'immagine aziendale e del prodotto, con una profonda conoscenza trasversale del settore moda, riconosciuto come tecnico esperto dalla Camera di Commercio di Macerata e iscritto al Tribunale come CTU e alla Procura della Repubblica di Macerata come Perito, offrendo consulenza tecnica legale in ambito tessile, abbigliamento, maglieria, calzature, pelletteria, accessori moda, comunicazione pubblicitaria e proprietà industriale, contrastando le contraffazioni. Responsabile della Delegazione di Macerata e Consigliere Nazionale del Collegio dei Periti Italiani, è anche giornalista pubblicista, collaborando con diverse testate ed avendo diretto una rivista di settore a Milano.

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