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5 lezioni dal caso Shein sul Greenwashing

5 lezioni dal caso Shein sul Greenwashing

By Fabrizio Fava | Comunicazione & Cultura Tessile | Comments are Closed | 11 Agosto, 2025 | 0

Greenwashing e moda: le 5 lezioni dal caso Shein

La recente sanzione comminata a Shein dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha riportato al centro del dibattito un tema sempre più rilevante per il settore moda: la credibilità della comunicazione ambientale. Al di là dell’importo della multa e della notorietà del marchio coinvolto, il caso offre almeno 5 lezioni dal caso Shein sul Greenwashing che ogni azienda del fashion system dovrebbe imparare per evitare rischi legali, reputazionali e commerciali.

1 – Le dichiarazioni ambientali non possono essere generiche

Il primo errore evidenziato nel caso Shein riguarda l’uso di espressioni come “moda sostenibile” o “realizzato con materiali riciclati” senza dati oggettivi a supporto.
Le autorità, in Italia e in Europa, stanno adottando un approccio zero tolleranza verso i green claim vaghi, imponendo che ogni affermazione sia:

  • Specifica e circostanziata;
  • Supportata da prove tecniche affidabili;
  • Verificabile dal consumatore.

2 – La trasparenza è un requisito legale, non più un’opzione

Con l’entrata in vigore della Direttiva Green Claims e del Regolamento (UE) 2024/1781 sul Passaporto Digitale del Prodotto, le aziende dovranno fornire informazioni dettagliate e tracciabili sull’intero ciclo di vita dei prodotti.
Il termine di recepimento delle nuove regole sui green claims è fissato al 27 marzo 2026: da quel momento, le dichiarazioni ambientali prive di fondamento potranno comportare sanzioni pesanti.

3 – Il greenwashing danneggia anche il posizionamento online

Oltre alle multe, il greenwashing può portare a:

  • Rimozione dei prodotti da marketplace e piattaforme e-commerce;
  • Penalizzazioni SEO da parte dei motori di ricerca;
  • Oscuramento di campagne pubblicitarie non conformi.

In un’epoca in cui le ricerche online integrano filtri ESG, i brand non trasparenti rischiano di essere esclusi dai risultati più visibili.

4 – La prevenzione passa da controlli interni e perizie indipendenti

Un approccio preventivo può evitare errori costosi.
Questo significa:

  • Verificare la fondatezza di ogni claim ambientale prima della pubblicazione;
  • Conservare prove documentali (audit di filiera, certificazioni, analisi di laboratorio);
  • Coinvolgere consulenti tecnici e peritali per un controllo indipendente.

5 – La formazione del team marketing è fondamentale

Spesso il greenwashing non nasce da un’intenzione fraudolenta, ma da una comunicazione troppo entusiastica e poco precisa.
Formare il personale su:

  • Normativa UE e nazionale;
  • Requisiti specifici per l’uso di claim ambientali;
  • Differenze tra messaggi promozionali e dichiarazioni verificabili.

Questo riduce il rischio di violazioni involontarie e aumenta la qualità percepita del brand.

Un’opportunità per il settore moda

Il caso Shein, se interpretato correttamente, non è solo un monito: è anche un’occasione per ripensare la comunicazione ambientale in chiave di rigore e trasparenza.
Chi saprà dimostrare la sostenibilità con dati concreti e verificabili potrà guadagnare vantaggio competitivo, fiducia del consumatore e migliore visibilità online.

Vuoi evitare errori di comunicazione ambientale e rischi di sanzioni?

Prima di addentrarti nell’argomento, forse ti piacerebbe leggere anche altri articoli correlati:

  • Sanzione a Shein per greenwashing: cosa insegna questo caso
  • Green Claims nella moda: stop ai claim vaghi
  • Passaporto digitale del prodotto moda

Se invece hai ulteriori dubbi scopri i servizi dello Studio Fabrizio Fava e richiedi una Consulenza Peritale o un’Assicurazione e Controllo Qualità per verificare i tuoi claim e rafforzare la reputazione del tuo brand.

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In sintesi

Qual è la differenza tra green marketing e greenwashing?

Il green marketing comunica aspetti di sostenibilità reali e verificabili, mentre il greenwashing utilizza affermazioni ingannevoli o non supportate.

 

Come si verifica un green claim?

Attraverso documentazione certificata, audit indipendenti e analisi di laboratorio che confermino quanto dichiarato.

 

Quali sono i rischi per chi pratica greenwashing?

Sanzioni economiche, danni reputazionali, rimozione dai marketplace e perdita di visibilità online.

Consulenza Peritale Moda, Direttiva UE Green Claims, Green Claims, greenwashing, Moda Sostenibile, Passaporto Digitale del Prodotto, Shein

Fabrizio Fava

Fabrizio Fava è uno stilista designer esperto nella costruzione del brand, nella creazione e gestione dell'immagine aziendale e del prodotto, con una profonda conoscenza trasversale del settore moda, riconosciuto come tecnico esperto dalla Camera di Commercio di Macerata e iscritto al Tribunale come CTU e alla Procura della Repubblica di Macerata come Perito, offrendo consulenza tecnica legale in ambito tessile, abbigliamento, maglieria, calzature, pelletteria, accessori moda, comunicazione pubblicitaria e proprietà industriale, contrastando le contraffazioni. Responsabile della Delegazione di Macerata e Consigliere Nazionale del Collegio dei Periti Italiani, è anche giornalista pubblicista, collaborando con diverse testate ed avendo diretto una rivista di settore a Milano.

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