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Passaporto digitale del prodotto moda

Passaporto digitale del prodotto moda

By Fabrizio Fava | Normativa Moda & Compliance | Comments are Closed | 5 Agosto, 2025 | 0

Dalla trasparenza al dovere normativo

Nel contesto della strategia europea per la sostenibilità dei prodotti, il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’Ecodesign per i prodotti sostenibili ha introdotto una delle novità più rilevanti per il settore moda e tessile: il Passaporto Digitale del Prodotto moda (Digital Product Passport, o DPP). Questo nuovo strumento normativo mira a rendere obbligatoria la tracciabilità ambientale, sociale e tecnica dei prodotti immessi sul mercato europeo. Per la moda, ciò implica un radicale cambio di paradigma nella progettazione, produzione e comunicazione dei capi.

Il passaporto digitale non è soltanto un supporto informativo per il consumatore o per la filiera, ma un requisito normativo vincolante, che accompagnerà ogni prodotto lungo il suo intero ciclo di vita. Esso sarà consultabile tramite sistemi interoperabili, ad esempio QR code o blockchain, e conterrà dati tecnici ambientali, informazioni chimiche e di riparabilità, durata, origine e contenuto riciclato. È uno strumento pensato per rafforzare le scelte d’acquisto consapevoli e per contrastare il greenwashing.

Questa misura rientra nella più ampia strategia dell’European Green Deal e nel piano operativo delineato dalla Comunicazione COM (2022)140, che promuove una “transizione verde” dell’intera economia dell’Unione attraverso strumenti normativi stringenti, basati su digitalizzazione, tracciabilità e responsabilità estesa del produttore.

Infine, le linee guida operative e le buone pratiche per l’applicazione nel settore abbigliamento sono state raccolte nel documento UNECE – Sustainability and Transparency in the Garment and Footwear Sector, che fornisce uno schema dettagliato per la raccolta e gestione delle informazioni da integrare nei passaporti digitali tessili, secondo criteri standardizzati.

Cos’è il Digital Product Passport e come funziona

Il DPP è un archivio digitale associato a ciascun prodotto, accessibile tramite un codice univoco (spesso un QR code o RFID) applicato al prodotto stesso. Questo sistema conterrà informazioni dettagliate su:

  • Composizione materiale (fibre, trattamenti, sostanze chimiche);
  • Dati di durabilità e riparabilità (manutenzione, parti sostituibili);
  • Origine e tracciabilità della filiera (dove e come è stato prodotto);
  • Impatto ambientale (es. carbon footprint, water footprint);
  • Conformità normativa (es. REACH, Ecodesign, Green Claims);
  • Fine vita (possibilità di riciclo, riutilizzo o smaltimento sicuro).

A differenza delle etichette tradizionali, il DPP permette un aggiornamento continuo dei dati anche dopo la vendita, garantendo trasparenza lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Impatti pratici per i brand moda

Per i produttori e marchi della moda, l’introduzione del DPP comporta una serie di obblighi tecnici e organizzativi. Non si tratta solo di caricare informazioni, ma di ricostruire la documentazione di prodotto in modo strutturato e conforme ai requisiti di interoperabilità e leggibilità definiti dalla Commissione.

Ciò implica:

  • Raccogliere dati ambientali in fase di progettazione, attraverso strumenti come LCA (Life Cycle Assessment);
  • Integrare il DPP nei sistemi aziendali ERP, PDM o PLM;
  • Collaborare con fornitori per ottenere informazioni lungo la catena di fornitura;
  • Verificare e aggiornare costantemente i dati comunicati al consumatore.

L’obiettivo è fornire un fascicolo digitale certificabile che possa essere utilizzato da autorità, consumatori e altri attori (es. riparatori, riciclatori).

Rischi per chi non si adegua

La mancata implementazione del passaporto digitale comporta rischi importanti, tra cui:

  • Esclusione dal mercato europeo, poiché il DPP sarà requisito obbligatorio;
  • Sanzioni amministrative in caso di dati inesatti o fuorvianti;
  • Perdita di reputazione in caso di greenwashing;
  • Difficoltà a partecipare a bandi e appalti pubblici (che richiederanno tracciabilità ambientale);
  • Maggiori oneri in caso di controlli e audit normativi.

Queste implicazioni sono già state evidenziate da studi dell’European Environment Agency e dal report UNECE sull’accountability nella moda.

Opportunità: branding e trasparenza ambientale

Oltre agli obblighi, il DPP rappresenta un’opportunità strategica per i brand. Offrire trasparenza e informazioni verificabili può rafforzare la fiducia dei consumatori e migliorare il posizionamento competitivo.

Un DPP ben strutturato consente di:

  • Dimostrare conformità ai requisiti ESG;
  • Promuovere pratiche virtuose di filiera (es. made in EU, filati riciclati);
  • Integrare dati ambientali nella narrazione del brand;
  • Ridurre contestazioni legali su claim ambientali vaghi.

L’adozione precoce del passaporto digitale può quindi rappresentare un vantaggio competitivo.

Prepararsi ora al passaporto digitale

Il Regolamento (UE) 2024/1781 entrerà in vigore progressivamente, ma è già chiaro che il DPP diventerà un requisito fondamentale per chi produce, importa o commercializza prodotti moda in Europa. Le imprese più pronte saranno quelle che inizieranno subito a:

  • Digitalizzare la documentazione ambientale;
  • Formare il personale su LCA, PEF, REACH e conformità tecnica;
  • Collaborare con consulenti esperti per costruire claim e fascicoli solidi;
  • Scegliere strumenti interoperabili per la gestione del DPP.

Hai già iniziato il percorso verso il Digital Product Passport?

Prima di addentrarti nell’argomento, forse ti piacerebbe leggere anche altri articoli correlati:

  • Green Claims nella moda: stop ai claim vaghi
  • Made in Italy: un branding a prova di norma
  • Etichettatura tessili e calzature

Se invece hai iniziato il percorso verso il Digital Product Passport e hai bisogno di supporto, contattaci per una consulenza personalizzata: audit dei dati, costruzione del fascicolo ambientale, integrazione DPP nei sistemi aziendali, e supporto per comunicare i tuoi claim in modo conforme e strategico. Il nostro studio di consulenza ti offre:

  • Consulenza peritale e normativa su DPP e Green Claims;
  • Supporto alla raccolta e validazione dati per il passaporto digitale;
  • Piani di adeguamento normativo personalizzati.

Contattaci per un audit iniziale e ricordati di Iscriverti alla newsletter per ricevere aggiornamenti normativi, casi studio reali e strumenti pratici per la moda sostenibile.

Quando diventerà obbligatorio il DPP per il settore moda?

L’obbligo scatterà entro il 2027, a seguito della pubblicazione degli atti delegati da parte della Commissione UE.

 

Quali informazioni includerà il DPP?

Composizione dei materiali, origine delle materie prime, filiere produttive, certificazioni ambientali/sociali e istruzioni per riuso, riparazione e riciclo.

 

Il DPP sostituirà l’etichettatura fisica o i green claims?

No, li integra: l’etichetta fisica rimane obbligatoria per alcune informazioni essenziali, mentre il DPP amplia la trasparenza e facilita la verifica dei claim.

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Fabrizio Fava

Fabrizio Fava è uno stilista designer esperto nella costruzione del brand, nella creazione e gestione dell'immagine aziendale e del prodotto, con una profonda conoscenza trasversale del settore moda, riconosciuto come tecnico esperto dalla Camera di Commercio di Macerata e iscritto al Tribunale come CTU e alla Procura della Repubblica di Macerata come Perito, offrendo consulenza tecnica legale in ambito tessile, abbigliamento, maglieria, calzature, pelletteria, accessori moda, comunicazione pubblicitaria e proprietà industriale, contrastando le contraffazioni. Responsabile della Delegazione di Macerata e Consigliere Nazionale del Collegio dei Periti Italiani, è anche giornalista pubblicista, collaborando con diverse testate ed avendo diretto una rivista di settore a Milano.

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